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La Grande Barriera Corallina

 29 aprile 2014
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 Categoria: Mare
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 Scritto da: admin

Considerando che è uno dei più incantevoli ornamenti dei pianeta, un gioiello azzurro, indaco, zaffiro e bianco purissimo, sembra strano che i primi europei che videro la Grande Barriera Corallina siano stati così avari nelle loro descrizioni. La maggior parte, naturalmente, erano uomini di mare che avevano in mente ben altri pensieri che le bellezze della Natura.


Nel 1606 vi fu lo spagnolo Luis Váez de Torres, trascinato da una tempesta intorno alla punta del Queensland e attraverso lo stretto che oggi porta il suo nome. Vi fu il navigatore inglese James Cook, con la sua nave Endeavour, che nel 1770 fu intrappolata e malamente squarciata fra la barriera corallina esterna e il continente. E vi fu il capitano Bligh che, nel 1789, portò il Bounty, con quanti gli erano rimasti fedeli, ridotti ormai alla fame, nelle acque calme al di là dei frangenti della barriera corallina.


Joseph Banks, il botanico dell'Endeavour, rimase sgomento alla vista del luogo. Dopo che la nave fu riparata, scrisse: "Una barriera corallina come quella che abbiamo appena superato è una cosa a malapena conosciuta in Europa, o in qualsiasi altro posto tranne che in questi mari. 2 un muro di roccia di corallo che si alza perpendicolare da un oceano non scandagliabile [ ... I". Sebbene il corallo, in realtà, necessiti di mari soleggiati e poco profondi per prosperare, Banks aveva ragione nel sottolineare l'unicità della Grande Barriera Corallina che, scorrendo per circa 2030 km lungo il margine dello zoccolo continentale dell'Australia nordorientale, è la più vasta entità vivente sulla Terra.


In parte è raggruppata intorno a isole vere e proprie, che in realtà sono le vette di una catena montuosa da tempo sommersa. Ma la sua straordinaria opulenza viene dalle sue 3000 barriere coralline, isole, banchi e lagune, in diversi stadi di sviluppo. Le barriere coralline sono il prodotto di 10 000 anni di lavoro, durante il quale gli oceani si sollevarono all'attuale livello dopo l'ultima glaciazione.


I realizzatori di questa impresa stupenda sono milioni di piccolissimi polipi corallini (ve ne sono circa 350 specie diverse). Essi sono imparentati con le meduse e ciascuno ha una bocca circondata da un anello di tentacoli. Ogni polipo può estrarre carbonato di calcio dal mare e trasformarlo in uno scheletro di calcare che, moltiplicato per miliardi, forma la barriera corallina. Ma un polipo deve dividere il suo riparo di calcare con piccolissime piante, le zooxantelle, che utilizzano la luce per trasformare l'anidride carbonica e l'acqua in carboidrati e ossigeno. Questi vengono assorbiti dal polipo, che in cambio cede alle piante nitrati e altri prodotti di rifiuto. Perciò le barriere coralline possono crescere soltanto dove può arrivare la luce dei sole: in acqua limpida fino a 40 m di profondità.


Coralli a profusione


La barriera corallina è un mondo di bellezza e serenità, ma è anche un mondo di lotta incessante, perché ogni suo abitante deve combattere per il cibo e lo spazio. Vi sono sia i coralli molli sia quelli con scheletro calcareo di diverse forme e dimensioni: coralli simili alle corna dei cervi, a fruste, a ventagli; coralli abbastanza spessi da reggere il frangere della risacca, altri così delicati che possono vivere soltanto nelle acque più tranquille. Alcune specie crescono più rapidamente dei loro vicini, così da rubare ad essi parte della luce. Altri usano tentacoli velenosi per spazzare la zona dai rivali o immettono nell'acqua prodotti chimici mortali.


Vi sono anche i predatori, quali i pesci pappagallo, muniti di mascelle adatte a rompere il corallo, e stelle di mare con una corona di spine che stendono il loro stomaco sul corallo e lo assimilano. Esse presentano periodicamente un'esplosione demografica e distruggono intere barriere coralline. Le tempeste oceaniche e i tifoni contribuiscono a sgretolare, strappare e polverizzare i coralli.


Di giorno, i bassi fondali delle barriere coralline sono abbastanza tranquilli, ma di notte vi è un'esplosione di attività. Durante le ore notturne i polipi dei corallo si nutrono, spingendo fuori i loro tentacoli multicolori per catturare le minuscole creature e le piante che formano il plancton. Quando miliardi di tentacoli emergono è come se la barriera fiorisse di colpo, un'operazione impossibile di giorno, poiché priverebbe le zooxantelle della vitale luce del sole.


In certe calme notti di primavera, ha luogo lo spettacolo più interessante, innescato da chissà quale messaggio di chimica o di luce. Allora, lungo tutta la barriera corallina, l'intera popolazione di polipi espelle ammassi di uova e sperma color arancione e rosso, azzurro e verde,che galleggiano in superficie, coprendola con uno strato di colore. Gli ammassi si rompono e uova e sperma si mescolano, dando vita a polipi neonati, che si allontanano alla ricerca di un punto idoneo per dare inizio a un'altra colonia.


Altre creature adatte a vivere fra i coralli sono spugne e anemoni di mare, gasteropodi, cetrioli di mare, giganteschi molluschi, ascidie, serpenti di mare, meduse e pesci a non finire, in livree dalle tonalità brillanti. Dentro e fuori della barriera corallina vi sono squali, e al di là, nelle acque più profonde, manimiferi marini come i delfini e le balene.


La barriera corallina cresce in continuazione. Non appena un nuovo piccolo pezzo di corallo spunta sulla superficie del mare, subito si adorna di un cappuccio di sabbia bianca con qualcosa che vi cresce sopra. Alcuni di questi pionieri della colonizzazione appaiono con mircolosa rapidità: hanno frutti che sopportano il salino e che possono ballonzolare per mesi nell'oceano prima di trovare un ormeggio adatto e germinare. Sulla barriera corallina gli uccelli danno un vitale contributo, distribuendo i semi delle piante e formando il fertilizzante per arricchire il suolo.


Le isole coralline sono infatti il rifugio di miriadi di uccelli marini: sterne, gabbiani, berte, fregate, sule e aquile di mare ventrebianco che bisticciano e stridono rauche sopra la ricca messe delle barriere coralline. In estate, le femmine delle tartarughe si trascinano a terra sulle isole per deporre le uova nella sabia tiepida. Circa otto settimane dopo migliaia di tartarughine spuntano fuori, per precipitarsi nel mare.

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